Le principali malattie cardiache trattate dal Dr. Prof. Cravario

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INDICE DI QUESTA PAGINA  onde facilitare la ricerca   : BREVE DESCRIZIONE DELLE MALATTIE CARDIACHE
  1) IPERTENSIONE ARTERIOSA  2) FIBRILLAZIONE ATRIALE
  3) ARITMIE o PALPITAZIONI
  4) EXTRASISTOLIE 
  5) CRISI o  ATTACCHI DI PANICO
  6) FAME d' ARIA 
  7) ANSIETA' LIEVE MA PROLUNGATA
  8) INFARTO CARDIACO
  9) ANGINA PECTORIS  
 10) VIZI VALVOLARI 
 11) ICTUS ,  TIA  
 12) LA PREVENZIONE delle MALATTIE CARDIOCIRCOLATORIE
 13) BREVI CONSIGLI SUL DA FARSI NELLE PIU COMUNI SIYUAZIONI CARDIOCIRCOLATORIE.




1) IPERTENSIONE ARTERIOSA


Premetto che oggi l’ipertensione arteriosa è malattia perfettamente controllabile ed, in alcuni casi, guaribile : per questo motivo, se ne se ne siete affetti, dovete conoscere alcune semplici nozioni su di essa. Per tale scopo leggete attentamente questa breve illustrazione della malattia.

Un soggetto si definisce iperteso quando la Sua pressione arteriosa massima è superiore a 140/145 mm di mercurio, oppure quando la pressione minima è superiore a 80 mm di mercurio. Quando ci si accorge di essere ipertesi è importante precisare la causa dell'aumento della pressione. Questa può essere determinata da molteplici fattori: sia da malattie dei reni che da malattie cardiovascolari, o delle ghiandole endocrine, o dei centri nervosi, o del sangue oppure da una semplice sregolazione delle strutture ( chiamate barocettori ) deputate a mantenere la pressione sanguigna nei livelli normali.

Se si accertasse che a causare l'ipertensione è una delle malattie sopraddette si provvederà alla terapia specifica di questa infermità e probabilmente, se non si è atteso troppo, la pressione si normalizzerà. Se nessuna di queste malattie verrà evidenziata si parlerà di ipertensione essenziale ossia senza causa apparente ( che è la più comune forma di ipertensione  ), e per la quale si suggeriranno stili di vita, diete, e/o farmaci capaci di normalizzarla e quindi di evitare i gravi danni alla Persona che l’ipertensione può causare

Da un punto di vista fisiopatologico l'ipertensione è determinata da una vasocostrizione periferica, ossia dalla riduzione del diametro dei piccolissimi vasi arteriosi. A questa vasocostrizione consegue che per mantenere invariato il flusso sanguigno negli organi, deve aumentare la pressione nei grossi vasi e nel cuore, con un conseguente sovraccarico di lavoro per queste strutture.

Dopo aver accertato la causa ed il tipo di ipertensione, il cardiologo valuterà con una approfondita visita comprensiva dell'esame DEL FONDO OCULARE dove sono visibili, unico luogo nell'organisamo, i piccoli vasi arteriosi che forniranno importanti informazioni sulla salute dell'apparato circolatorio e per la terapia. Verranno valutati   gli eventuali danni arrecati ai vari organi ed apparati.  dalla nmalattia ipertensiva.

Per quanto riguarda il trattamento è sempre saggio farlo impostare dal Cardiologo: infatti prima di curare la pressione bisogna ben valutare lo stato cardiocircolatorio del Paziente, compresi i vasi del fondo dell'occhio (facilmente osservabili dal Cardiologo mediante l'OFTALMOSCOPIO e considerati lo specchio della circolazione) e così tutti gli organi ed apparati coivolti con la circolazione, onde stabilire quale è il farmaco, fra i tanti ipotensivi a disposizione, con le caratteristiche più adatte alla cura di quel Paziente.

Infatti per curare correttamente l' ipertensione non basterà somministrare al Malato una delle tante "pillole ipotensive" in vendita così numerose nelle farmacie, ma la TERAPIA DOVRA' ESSERE PERSONALIZZATA al fine di ottennerne un totale controllo  e non solo la riduzione dei dati numerici della pressione. Si eviteranno così i tanti effetti collaterali possibili con queste cure.

Quello che è più necessario sapere è che l'ipertensione, di qualsiasi tipo, causa un importante quanto inutile sovraccarico di lavoro ai vasi sanguigni ed al cuore, sia durante il giorno che la notte, con un lento instaurarsi di danni irreversibili a queste strutture ed agli organi e tessuti che queste irrorano ( cervello, rene, occhio, udito, ecc.).

 

La precoce normalizzazione della pressione arteriosa è in grado di evitare queste gravi complicazioni.

 

Chi è affetto da ipertensione essenziale NON deve pensare : "se inizio la terapia dovrò poi sempre CONTINUARLA" ( che non sempre è vero), ma saggiamente: " QUANTO PRIMA INIZIERO' LA TERAPIA TANTI MENO DANNI SUBIRÀ il mio corpo."


I farmaci adatti a questo compito sono numerosi , diversi come meccanismo d'azione, e di solito, se dosati e scelti con sapienza dal Cardiologo, non arrecano alcun disturbo al Paziente e ne provocano una rapida guarigione. Se un farmaco provocasse dei disturbi al Malato o non ne normalizzasse appieno la pressione, significherebbe che questo medicamento non è adatto a quel Paziente: egli dovrà parlarne al medico affinché questi lo sostituisca al più presto con uno degli altri numerosi e diversi, anche chimicamente, medicamenti disponibili.

Ricordarsi che un farmaco deve far stare bene il Malato e non procurargli del malessere .

In rari casi avviene, ad esempio, che alcuni farmaci ipotensivi provochino una fastidiosissima tosse stizzosa al Paziente, o provochino una caduta di pressione troppo brusca, o non vengano tollerati dallo stomaco, ecc. : si dovrà parlarne immediatamente al cardiologo affinchè questi provveda a modificarne i dosaggi ovvero a sostituirli con farmaci con altre caratteristiche.

Il Professore ha una particolare esperienza nel trattamento di questa patologia : Egli raccomanda di iniziare il trattamento con piccole dosi di farmaco e, se necessario, di aumentarle con gradualità.




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2 ) Fibrillazione Atriale


Il Paziente affetto da fibrillazione atriale può o meno avvertire cardiopalmo, ossia palpitazioni di cuore, o affanno di respiro, soprattutto durante lo sforzo fisico, ma presenta sempre un polso irregolare, spesso con pulsazioni molto frequenti.

La fibrillazione può insorgere repentinamente, a ciel sereno, oppure far seguito a numerosi attacchi di extrasistolia, superati dal Paziente talvolta senza farci caso. Alcune volte vi è fibrillazione senza alcun sintomo e questa viene diagnosticata casualmente .

La fibrillazione atriale è una aritmia, ossia una turba del ritmo cardiaco, conseguente ad un alterazione dei centri dell'eccitabilità cardiaca, ossia delle strutture responsabili del giusto battito regolare.  Questi sono situati negli atri.

Nella fibrillazione si determina la mancanza di una normale contrazione dell'atrio ed il totale disordine della pulsazione del ventricoli, spesso associato ad un aumento della frequenza cardiaca.

Ne deriva che la fibrillazione determina una minore efficienza del cuore e quindi una minore efficienza fisica di chi ne è affetto (maggiore affaticabilità, respiro affannoso, ecc.).

Inoltre,  poiché nell'atrio che si contrae irregolarmente ristagna il sangue, si possono, in questo, formare trombi (una specie di coaguli). Questi potrebbero venir proiettati nelle arterie e causarne l' ostruzione , denominata “embolia”.   Questa può avvenire nel cervello, nell'occhio, negli arti o in qualsiasi parte del corpo, con danni locali spesso molto importanti.

La fibrillazione è conseguenza di danno dei centri del ritmo determinato o dal malfunzionamento delle valvole cardiache, o da alterazione del muscolo cardiaco, o da ischemia, o da ipertensione ovvero da affezioni di altri organi, soprattutto della tiroide, o da malattia idiopatica ossia senza causa apparente.
Tuttavia la fibrillazione può anche osservarsi in soggetti che non presentano nessuna delle alterazioni anzidette ed che hanno un cuore per il resto sano.

In presenza di una fibrillazione atriale è fondamentale  NON PERDERE TEMPO :  in primo luogo si stabilirà una terapia anticoagulante a a rapida azione con eparinici. In scondo luogo  sarà necessario comprendere la causa dell'aritmia,  metterci il massimo impegno per farla al più presto regredire essendo consapevoli che la fibrillazione lasciata a sè può essere causa di seri problemi.
Se possibile si dovrà accertare la data della sua insorgenza, poiché questa condiziona la terapia. Infatti se questa è iniziata subito dopo l'insorgere dell'aritmia non si correranno rischi embolici con i tentativi antiaritmici. Se si attendesse la terapia potrà essere iniziata soltanto dopo 3 mesi di terapia anticoaagulante.

Talvolta con semplici farmaci, somministrati con prudenza tempestività  e perizia, se ne ottiene la regressione.  Quindi si raccomanda intervento medico immediato.
DOPO  il ritorno al ritmo sinusale, avvenuto spontaneamente o in pronto soccorso o dal cardiologo a seguito di adeguato trattamento,   è ASSOLUTAMENTE NECESSARIO INTRAPRENDERE UNA TERAPIA ANTIARITMICA efficace a STABILIZZARE IL RITMO SINUSALE  RIOTTENUTO.  Agendo altrimenti  SI CORRE IL  GRAVE RISCHIO DI RECIDIVA.

Ristabilito il ritmo sinusale si dovrà al più presto individuare con meticolosa visita ed indagine la causa della fibrillazione atriale ( Tireopatia, ipertensione, diabete , ecc. ) sia per neutralizzarla, sia per accertare che  essa stessa fibrillazione non sia espressione di  una alterazione cardiaca sottostante e misconosciuta. ( ischemia, valvulopatia, danno da ipertensione, ecc. ).
Tanto più PRESTO si affronterà la malattia tanto meglio la si potrà curare.

Se dopo molteplici ed adeguati trattamenti con i farmaci non sarà stato possibile il ritorno al ritmo normale, potrà essere valutata l'opportunità della cardioversione elettrica. Questa consiste nell'applicazione, dopo brevissima ed innocua anestesia, di una scarica elettrica al torace. Questa manovra frequentemente sarà in grado di ristabilire il ritmo normale ossia sinusale.

Di recente si è ricorsi, in casi particolari, all'ablazione delle zone malate mediante l'introduzione di sonde nel cuore.
Comunque questa è l'ultima opzione da considerare per la terapia della fibrillazione data l’invasività dell’intervento.
Di massima si può dire che chi è portatore di una fibrillazione atriale , di recente insorgenza, ha buone possibilità, se si sottopone tempestivamente a uno studio adeguato, di ottenerne la regressione.

Se così non fosse è d'obbligo l'istituzione di una terapia anticoagulante perenne sia mediante il Coumadin, sia con i nuovi farmaci anticoagulanti. Con queste precauzioni vengono minimizzate le possibilità di trombo-embolia. La terapia con il Coumadin , oltre ad esporre il paziente a pur limitati rischi di emorragia, condiziona fastidiosi controlli della coagulabilità del sangue ( antidoto contro le emorragie da Coumadin: "Konakion fiale"     , da iniettarsi intramuscolo in caso di sanguinamento. Il Paziente dovrà sempre averlo a portata di mano . Con i nuovi farmaci si evitano i controlli ma tuttavia si aumentano i rischi di emorragia poiché, non per tutti sono disponibili efficaci antidoti antiemorragici.

Nello Studio del Prof. Cravario si attuano per la fibrillazione programmi diagnostici e terapeutici di grande efficacia, sicurezza e buon senso, poichè il Professore ha una grande esperienza nella terapia di questa malattia.

3) Aritmie cardiache o Palpitazioni

aritmie cardiache

I denominano aritmie alcuni fenomeni come un'accelerazione del battito cardiaco che si chiama tachicardia, che se persistente va segnalata al Medico, oppure un rallentamento del battito ossia una bradicardia ( che se inferiore ai 45 battiti va indagata dal Cardiologo ), ovvero aritmie caratterizzate da polso e cuore con battito irregolare. Aritmie cardiache sono un disordine dello stimolo cardiaco necessario per la contrazione regolare del cuore. Per la loro precisazione è molto importante oltre all'esame clinico, l'elettrocardiogramma.

Vi sono irregolarità avvertite dal Paziente, sporadicamente, come un tuffo al cuore, una pulsazione nel collo o al petto, come se il cuore si ”fermasse” : in questo caso si parla di extrasistolia. Sovente è molto fastidiosa: in tal caso è necessario curarla poiché frequente causa di ANSIETA’ CRONICA, situazione che provoca molto disagio e sofferenze; è comunque bene, la prima volta che si presentasse l’extrasistolia, parlarne al cardiologo specialista, onde escludere una volta per tutte, che sia l'espressione di una cardiopatia.

Se le irregolarità e l’accelerazione dei battiti fossero avvertite, in alcune occasioni, come continuative, si tratta di aritmie più importanti di cui la più nota sono la tachicardia parossistica e la fibrillazione atriale. In quest’ultimo disordine del ritmo il polso è completamente irregolare. Queste aritmie devono essere trattate tempestivamente, poiché oltre al fastidio arrecato al Paziente, si verifica che in assenza di una contrazione coordinata degli atrii vi sia un anomalo ristagno del sangue nell'atrio stesso. Questo è causa della formazione di trombi capaci di provocare embolia, complicanza sempre molto grave.Pwer evitare questa evenienza verrà immediatamente somministrata eparina.

Nel caso sia presente questa aritmia è importante riportarla al ritmo normale nel più breve tempo possibile ed all'uopo si somministrano farmaci sia di vecchia che di nuova generazione. Nei casi resistenti ai farmaci si pratica la cardioversione elettrica a cui di solito segue la normalizzazione del ritmo: questa andrà in seguito preservata con l’adatta somministrazione di farmaci.

 

L'ablazione endoscopica dei centri responsabili delle aritmie mediante catetere introdotto nel cuore, si è rivelata una terapia assai promettente: questa comunque, data l’invasività, va riservata a casi del tutto particolari e come ultima risorsa.

 

Se non si ottenesse, con nessuno di questi ausili, la normalizzazione del ritmo sarà d’obbligo l’uso continuativo degli anticoagulanti, (il più conosciuto è il Coumadin) , onde evitare la formazione di trombi. Il Paziente che fa uso di Coumadin o di farmaci simili deve SEMPRE avere a portata di mano l’antidoto antiemorragico: questo si chiama KONAKION fiale, e deve essere iniettato intramuscolo i caso di emorragia.

 

Si comprende come sia importante non lasciare nulla di intentato per ristabilire il ritmo normale, detto sinusale, poiché l'uso di Coumadin, oltre ad esporre ad un certo rischio di emorragie, obbliga a fastidiosi e costosi controlli della coagulazione del sangue. I nuovi farmaci anticoagulanti evitano la necessità di questi controlli ma a loro volta espongono a maggiori rischi di emorragia: infatti, alla data, sono meno facilmente reperibili validi antidoti antiemorragici.


Altra aritmia frequente è la tachicardia parossistica atriale. Questa si presenta improvvisamente, o a seguito di qualche extrasistole. E' caratterizzata da un battito ritmico assai frequente, solitamente sopra i 130 battiti al minuto, ritmico, che può causare al malato un senso di oppressione al petto, dispnea, e grande malessere accompagnato a polso molto accelerato. Se non si interrompesse spontaneamente dopo qualche minuto è necessario ricorrere alla somministrazione dei farmaci antiaritmici per farla cessare. Se queste crisi si ripresentassero frequentemente il Cardiologo prescriverà esami ed una terapia preventiva.

4) Extrasistolie

extrasistole

La sintomatologia della aritmia extrasistolica è varia. Essa è determinata da una contrazione singola del cuore fuori fuori tempo. Comunemente l'extrasistolia è avvertita come una palpitazione, talvolta un tremore, ovvero un arresto del cuore o un palpito fuori tempo segnalato dal paziente alla base del collo o alla gola o al centro del petto o addirittura livello dello stomaco. L’extrasistole provoca una sofferenza più o meno penosa, talvolta uno stato di ansia e di malessere insopportabili, in certi casi è accompagnata da un colpo di tosse. Talvolta l'extrasistolia non è affatto avvertita dal Paziente. Questa palpitazione può comparire isolata, in modo sporadico nel corso della giornata, oppure regolarmente o capricciosamente intercalata a un certo numero di battiti del cuore. Può essere influenzata dai pasti, dall'attività fisica, dalla posizione del corpo, dallo stress, ecc.o da nulla. Talvolta si presentano numerose extrasistoli consecutive che accrescono il malessere del paziente ( queste talora preludono alla tachicardia parossistica, disturbo più serio, che va affrontato con rapidità ).


In moltissimi casi l’ aritmia extrasistolica non è avvertita dal Paziente e viene riscontrata casualmente nel corso di una visita medica o di un elettrocardiogramma. Più spesso compare a riposo, talvolta durante uno sforzo.

Alla comparsa di questa aritmia è bene sottoporsi ad un controllo cardiologico, una volta per tutte, poiché, se nella maggioranza dei casi le extrasistoli non indicano malattia, in alcuni rari casi possono essere la spia di una iniziale alterazione del cuore  .Il Professore è un esperto nella diagnosi e nella terapia di questi disturbi.


Quando le extrasistoli sono avvertite dal Paziente e lo infastidiscono, è tassativo procedere alla loro assai semplice terapia poiché stanno alla base della invalidante e comunque disturbante ANSIA CRONICA: per questo scopo esistono numerosi farmaci assai efficaci.

 

5) CRISI e ATTACCHI di PANICO Cardiocircolatorio

panico circolatorio

Prima di intraprendere una qualsiasi terapia è molto importante sottoporsi ad una approfondita visita cardiologica per i motivi che spiegherò.
Per iniziare un percorso verso la guarigione chi è affetto da crisi di panico deve conoscere la sua malattia e affrontare risolutamente e precocemente il grave disturbo. E' importante soprattutto individuare quale sia il motivo dell'insorgere delle crisi.
Leggendo queste poche righe il Paziente potrà meglio comprendere la sua situazione e agire in conseguenza.
La gran parte delle Persone in buona salute, può avvertire sporadicamente minimi disturbi come una palpitazione, una extrasistole, un fugace dolore toracico, una breve difficoltà respiratoria, un brevissimo capogiro, una vampata di calore senza preoccupasi e senza farci caso.
Succede, invece, che in particolari momenti della vita, senza un motivo causale evidente, alcuni Soggetti, che NON SONO PATOFOBICI, sviluppino una ipersensibilità corporea accompagnata da una grande fragilità emotiva. Spesso a questa situazione precede un più o meno lungo periodo di cronica ansietà. Questa situazione di ipersensibilità, che di solito è transitoria, porta i Pazienti con ansia e panico ad avvertire come molto fastidiosi, grandemente ansiogeni, quegli stessi disturbi che se si presentassero in soggetti con normale emotività, non provocherebbero in loro alcuna turbamento come l'extrasistoli, le palpitazioni, i dolori al petto, le vampate, la fame d'aria, una breve difficoltà respiratoria, capogiri. Sono frequentemente questi i sintomi che agiscono da innesco alla crisi o attacco di panico cardiocircolatorio.


La crisi è una improvvisa esplosione di grave malessere psicologico accompagnata da palpitazione, dolore toracico o precordiale, tachicardia, mancanza di respiro, sudorazione, tremore,angoscia, ansietà, timore di morire, di perdere il controllo o addirittura di impazzire.
Il Paziente avverte una paura insopportabile ed un ansia grave e spesso deve ricorrere al medico o più frequentemente al pronto soccorso dove, dopo la visita, non essendosi evidenziata alcuna infermità la cui gravità sia congrua col malessere denunciato dal Paziente, questi viene rassicurato, sedato e immediatamente dimesso.


E di quì, frequentemente, inizia il doloroso percorso del Paziente al quale, dato il suo stato emotivo, dopo uno o due passaggi in pronto soccorso, viene prescritta una terapia con psicofarmaci e consigliata una terapia psicologica o addirittura psichiatrica, considerandolo un soggetto Patofobico.
Questi Soggetti vengono, dato che non appaiono all'occhio del medico malati gravi, sia per la loro giovane età che per il buon aspetto, genericamente rassicurati e liquidati dal Medico con "non è nulla di grave" , "è soltanto ansia", nel peggiore dei casi "bisogna convivere con quel disturbo", senza aver individuato la causa del disturbo o una terapia preventiva di futuri attacchi, ( poiché il medico giustamente considera l’ episodio non pericoloso per la vita del Paziente e, di solito, "rassicura" senza "curare" ! ) . Al massimo viene prescritto un sedativo che non risolve, se non per qualche giorno, la situazione.
Invece, nell’esperienza di chi scrive, la situazione clinica dovrà tassativamente essere molto approfondita onde individuare il disturbo, spesso difficilmente obbiettivabile, per lo più extrasistolia, brevissime tachicardie o runs aritmici, lievi e brevi crisi asmatiche, brevi turbe respiratorie, fugaci dolori toracici, eccessi di catecolmine circolanti, porfiria misconosciuta, ecc., responsabile del malessere, ossia il grilletto scatenante la grave crisi ansiosa.
In alcune occasioni il malessere non è a esplosione acuta, ma è lieve e continuo, inutilmente sopportato dal Paziente ( poiche gli si è detto che il suo disturbo “è niente di grave” , “solo stress” , "sono fenomeni non pericolosi con i quali si deve convivere") e che alla fine è causa di grave ansia cronica assai invalidante e penosa: il Paziente vive, spesso senza lamentarsi, in una situazione di terrore in attesa di qualche fenomeno mortale.
Dopo un attento esame clinico in molti casi sarà possibile individuare il disturbo scatenante, talvolta legato a turbe digestive, reflusso gastro-esofageo, turbe tiroidee, ecc., spiegare così al Paziente l'origine del suo disturbo e il suo grado di reale gravità. Parimenti, con adatta terapia, questo sintomo scatenante dovrà essere eliminato.
Infatti per tutte le situazioni morbose capaci di scatenaren la crisi, prima accennnate, esistono efficaci terapie: per il trattamento preventivo della crisi, ribadisco, la cosa più importante è che il medico individui quale è il disturbo, magari fugace e non più presente al momento della visita, che scatena il malessere e lo tratti con tempestività e decisione.
E’ necessario agire precocemente affinchè questi disturbi non si cronicizzino e demoliscano il morale dei Pazienti. Si potranno così evitare molte sofferenze oltre a una "prigionia nella malattia" che costringe il Malato a limitazioni intollerabili nella sua vita ( viaggi, lavoro, famiglia, apprensione con conseguente cattivo umore, preoccupazioni dei famigliari, insofferenza dei parenti a continue lamentele, ecc. ) e ripetuti quanto inutili ricorsi al pronto soccorso.


Si evince che è particolarmente importante porre la giusta diagnosi poiché, frequentemente ed erroneamente, questi Soggetti vengono considerati malati psichiatrici, PATOFOBICI, e trattati con psicofarmaci anziché con farmaci adatti a contrastare il disturbo fisico, organico, scatenante tutta la dolorosa situazione. Sovente invece di trattare la causa prima del malessere si cerca di ALLENARE il Paziente a sopportare la sua malattia !

Naturalmente se non verranno evidenziate cause organiche all’origine del disturbo, il Paziente, in tal caso considerato patofobico, verrà indirizzato allo Psicologo o allo Psichiatra.

Concludendo si evidenzia che queste crisi di panico devono indirizzare ad una accuratissima visita, soprattutto cardiologica: il cardiologo con una approfondita ricerca individuerà gli eventuali motivi organici a cui ho prima accennato (extrasistolia,ecc.) , talvolta non più evidenti nel momento della visita nel pronto soccorso e istituirà una adatta terapia capace di liberarlo da questi fattori scatenanti le crisi.


A tal fine il Professore ESIGE, data la delicatezza dei problemi trattati, che il Paziente disponga di almeno un'ora di tempo per la consulenza. Questo per permettergli un dettagliato e calmo colloquio con la Persona, durante il quale si preciseranno i motivi della visita, le malattie passate, la storia familiare, i sintomi attuali. Verranno altresì valutati eventuali precedenti esami, terapie e cartelle cliniche. Al termine di questa Anamnesi, molto importante per una valida meditazione e comprensione dei problemi dell'Ammalato, il Paziente verrà visitato accuratamente dal Professore in ogni sua parte, ossia cuore, polmoni, vasi, tiroide, arterie periferiche, fondo dell’occhio ( che è il luogo dove sono direttamente visibili i vasi sanguigni, esame molto importante nei casi di ipertensione ), ed eventualmente sistema nervoso: è infatti nota l'interdipendenza fra cardiocircolazione ed i suddetti apparati. Talvolta, per esempio, esofagiti, gastriti, riflussi gastro esofagei, parassiti intestinali, sono causa di sintomi toracici , così come disturbi tiroidei possono coinvolgere il cuore.
La visita GLOBALE della persona è molto importante per una corretta diagnosi e per l'accertamento sicuro della buona salute nei casi di PANICO o ansietà.
Verrà in seguito eseguito al Malato un elettrocardiogramma ad alta precisione e misurata l’ossigenazione del sangue mediante ossimetria.
Il Professore tiene molto alla meticolosità del lavoro che è il presupposto di una valida diagnosi e terapia.
Se saranno necessari altri esami, questi potranno essere eseguiti anche a carico del Sistema Sanitario Nazionale come ad esempio la CORONAROGRAFIA NON INVASIVA mediante tac del torace, monitoraggio secondo Holter, ecc..
Alla fine della visita verrà esaurientemente illustrato al Paziente il Suo stato clinico, data risposta alle sue domande e, se necessaria, prescritta terapia.


Il COSTO PER ONORARI della visita cardiologica, compreso elettrocardiogramma ad alta precisione ed ossimetria, è di euro 150 /180 , massimo € 200 in caso fossero imprescindibili altri particolari esami .
Se fossero necessarie visite successive € 140. E' abitudine del Professore, se necessario, di monitorare il Paziente telefonicamente dopo la visita, senza ricarichi di spesa.
Per consulenze col Prof. Angelo Cravario telefonare alla Sua Segretaria 011 6601767, segnalando l'eventuale urgenza della visita. Per problemi urgentissimi parlare direttamente col Professore al suo cllulare 330513241 .
Si prega se impossibiliati di venire all'appuntamento, di comunicarlo almeno 2 giorni prima, allo 011 6601767 .

 

 

 

 

6) FAME D'ARIA CON CRISI D'ANSIA

 

 

Alcune persone, nei momenti più impensati, accusano una DIFFICOLTA' di RESPIRO, avvertita come incapacità a riempire completamente d'aria i polmoni, soprattutto più a riposo che non sotto sforzo: questo causa Loro grave apprensione, ansia ed angoscia. Si configura così una crisi di Panico che talvolta porta il Paziente al pronto Soccorso e assai frequentemente allo Psichiatra. Si è visto che molti di questi casi sono effettivamente di competenza psicologica, ma in tanti altri la difficoltà respiratoria ossia la dispnea è causata da motivi fisici. Per questo motivo il Paziente andrà esaminato meticolosamente dal cardiologo onde escludere cause fisiche del disturbo, talvolta di difficile obbiettivazione, come, per esempio, fugaci crisi asmatiche o brevi crisi aritmiche, ecc. SI eviterà così così di curare con psicoterapia o psicofarmaci un Soggetto che necessita di ben altre

terapie.

 

 

 

7) ANSIETA’ LIEVE MA PROLUGATA SOSTENUTA DA DISTURBI FISICI così detti "INNOCENTI".


E’ questo il caso di tanti Soggetti affetti da Idisturbi quali PALPITAZIONI, extrasistoli, brevi tachicardie, DOLORI localizzati al torace, dipendenti spesso dalla perete,  di variata definizione come puntori, a stilettate, oppressivi, profondi, superficiali, intercostali, sincroni col respiro, brevi SINTOMI RESPIRATORI con apparenre difficoltà a riempire a dovere i polmoni, ecc. che sono stati rassicurati a suo tempo dal medico sulla benignità di tali disturbi e sulla non necessità della loro terapia e che chiamo pertanto "INNOCENTI". Questa rassicurazione basta a molte Persone per non far più caso a questi disturbi ed in tal caso l’astensionismo terapeutico è molto giusto.

Tuttavia esistono Soggetti che sono molto disturbati da questi malesseri, che se pur sanno essere benigni, tuttavia causano loro piccoli dolori o, se pur lievi, reazioni emotive fastidiose.

In questi casì è doveroso per il medico trattare con adeguati farmaci questi sintomi al fine di evitare a questi Pazienti l’insorgenza di senso di insicurezza sulla propria salute, mancanza di una completa serenità e col tempo ansietà lieve ma cronica, talvolta anche depressione, turbe del sonno ed altre possibili sofferenze.

 

8) Infarto Cardiaco

infarto cardiaco

Solitamente l'infarto si manifesta, soprattutto in età adulta e in vecchiaia, con un grave dolore toracico irradiato all'arto superiore sinistro, accompagnato da una importante oppressione respiratoria, angoscia e senso di morte. Non mancano però casi in cui il dolore è meno intenso, oppure è localizzato a livello dell'epigastrio ( bocca dello stomaco ), scimmiottando una indigestione, oppure al dorso.

L'infarto cardiaco è una grave alterazione di una porzione dei tessuti costituenti il cuore, che può giungere fino alla distruzione di una parte del tessuto muscolare di quest'organo con una conseguente grave menomazione funzionale . E' causato da una rapida ischemia , ossia da una riduzione dell'afflusso di sangue e quindi di ossigeno e di sostanze nutritive ad una zona del muscolo cardiaco. La causa più frequente di ischemia cardiaca è la rapida riduzione o la obliterazione del lume di un arteria coronarica, ossia di una delle arterie che nutrono il cuore. Le cause più frequenti della rapida riduzione del lume delle arterie coronarie sono l’arteriosclerosi, ossia l'indurimento fibrotico del vaso, accompagnato dalla formazione di un trombo intrarterioso, oppure il progressivo restrigimento del suo lume. Questo di solito avviene in corrispondenza di una placca ateromatosa, ossia su una parte di arteria coronaria danneggiata. Il danno all’arteria è prodotto da molteplici fattori, fra i quali la familiarità, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo, l’iperuricemia, l’ipertensione arteriosa, lo stress, il sovrappeso. In rari casi è uno spasmo delle arterie coronarie a causare l'ischemia nel cuore.

Quando si sospetta un infarto si deve, quanto prima meglio, SENZA ATTENDERE l'arrivo di un medico, ricorrere a un pronto soccorso, meglio se di un GRANDE OSPEDALE: qui si potrà immediatamente provvedere a disostruire il vaso coronarico malfunzionante con particolari sostanze, dette fibrinolitiche, e con sofisticate sonde. Queste ( i così detti palloncini ) sono adatte a dilatare i restringimenti, dove viene successivamente applicato uno stent con lo scopo di mantenere la pervietà dell'arteria prima dilatata col "palloncino". In tal modo sarà possibile ripristinare il flusso di sangue onde evitare che una porzione del cuore muoia (con una perdita parziale ed irreversibile della sua funzionalità ).

Da quanto detto si evince che è importante scoprire a tempo e contrastare quelle cause capaci di condurre alla malattia delle coronarie foriera della loro occlusione ed in caso di occlusione ricorrere con ASSOLUTA URGENZA al pronto soccorso, prima che si stabilisca un danno irreversibile al miocardio (muscolo cardiaco).

Frequentemente queste alterazioni coronariche non danno segnali della loro presenza ed il malato si sente bene: la crisi scoppierà a ciel sereno. In altri casi per qualche tempo il paziente potrà avvertire precordialgie o dispnea. Sarà salvifico scoprire con anticipo la presenza di lesioni poichè con IMMEDIATE, opportune e relativamente semplici cure si potrà evitare l'insorgenza di guai estremi.

A tal fine è molto importante un periodico contatto con un medico scrupoloso, o meglio con un Cardiologo, che potrà sospettare e curare delle lesioni prima che esse si manifestino soprattutto nel caso di famigliarità vasculopatica o in caso di ipercolesterolemia, iperuricemia, diabete, fumo, obesità, ecc. .Questo è ancora più pregnante nei soggetti che si dedicano allo sport, soprattutto se in età matura .

A questo proposito segnalo che esistono protocolli tesi ad evidenziare con largo anticipo una coronaropatia, e quindi atti a prevenire l'infarto cardiaco.


A proposito dei certifcati di idoneità allo Sport, richiesto dalla legge per gli sportivi in particolare se in età matura, si deve essere consapevoli che non è sufficiente la normalità di un elettrocardiogramma per poter affermare la sanità di un cuore.Lo Sport in età adulta impone una accurata visita di un esperto Cardiologo e l'esecuzione periodica di elettrocardiogrammi e di eventuali test da sforzo.


QUANTO PIU' PRECOCE SARA' L'INTERVENTO TANTO MIGLIORI SARANNO I RISULTATI DELLA TERAPIA.

9) Angina Pectoris

angina pectoris

L'angina di petto o angina pectoris è caratterizzata da un accesso improvviso di dolore toracico, di solito alla parte sinistra o alla parte centrale del petto, irradiato al braccio sinistro o al dorso ed accompagnato da angoscia respiratoria e da grave malessere. Questi dolori di solito sono scatenati da sforzi fisici, da emozioni, oppure dall'inspirazione di aria molto fredda o da improvvisi aumenti della pressione arteriosa. In alcuni casi le crisi dolorose insorgono invece spontaneamente senza un precedente sforzo, anche a letto. Molto importante in questa affezione la famigliarità.

L'angina rivela una carenza improvvisa di sufficiente ossigenazione del cuore. Questo deficit è di solito conseguenza di un afflusso di sangue insufficiente, causato dalla ristrettezza o da uno spasmo di un arteria coronaria.

La comparsa di questo disturbo è importante poiché suggerisce al Paziente di consultare il Cardiologo: questi potrà intuire e documentare l'eventuale danno coronarico. Sarà così possibile ricorrere prontamente ai ripari, prima che si determini un infarto cardiaco, ossia un danno permanente alla muscolatura del cuore: questo, molto frequentemente, fa seguito alle crisi anginose non trattate.

Il danno coronarico di solito è causato da placche fibrose, talvolta infarcite di colesterolo, che condizionano una riduzione del lume dell'arteria coronaria e quindi una riduzione della portata di sangue. Questa portata è sufficiente in condizioni di riposo ma se ne evidenzia la carenza sotto sforzo o sotto stress, quando il cuore richiede più nutrimento. Affinché non avvenga questo restringimento dei vasi coronarici è utile attuare una prevenzione del danno arterioso. Questo si realizza seguendo, sin da giovani, un corretto stile di vita, evitando il fumo, il sovrappeso, curando scrupolosamente e precocemente l'ipertensione arteriosa, il diabete, la gotta e l'eventuale ipercolesterolemia, iperuricemia e ipertrigliceridemia. Tutte queste alterazioni possono essere facilmente corrette con opportune misure dietetiche, con prodotti naturali, talvolta assai efficaci o, in certi casi, con i farmaci.

Quando il danno alle coronarie è di grado severo si dovrà ricorrere alla coronaroplastica (ossia alla dilatazione delle arterie mediante palloncino e stent), che spesso ristabilisce la pervietà del vaso e la normalizzazione del flusso di sangue. Questo è oggi un intervento sofisticato ma semplice, che si realizza con poche ore di ricovero in ospedale e che deve essere praticato senza indugio se ve ne fossero le indicazioni.

 

10) Vizi Valvolari

vizi valvolari

Il sangue circola dalla periferia verso il cuore attraverso le vene. Raggiunge il cuore destro. Questo lo pompa nei polmoni dove il sangue viene ossigenato e purificato dall'anidride carbonica e di quì giunge al cuore sinistro. Questo lo pompa nell'aorta e di qui alle arterie del corpo che lo distribuiscono sin nei più reconditi luoghi dell'organismo. In questi dal sangue, mediante i capillari, vengono cedute le sostanze nutritive e l'ossigeno ai tessuti, ed asportata l'anidride carbonica ed altre scorie. Dai capillari il sangue passa nelle vene, e da queste al cuore destro, dove ricomincia il ciclo prima descritto. Il cuore, che è una pompa (costituita da un sacchetto muscolare autonomamente pulsante, che si contrae per espellere il sangue e si dilata per riceverlo) , per far circolare il sangue secondo il percorso prima descritto, necessita di valvole. Queste impongono la direzione di circolo. Se una o più valvole si guastassero, il cuore, a parità di sforzo, pomperebbe meno sangue. Per garantire all'organismo il sufficiente circolo il cuore dovrà lavorare di più con notevole sua graduale compromissione che talolta giunge fino allo scompenso di circolo E' quest'ultimo una grave condizione clinica nella quale il cuore non è più in grado di pompare nelle arterie il sangue che riceve dalle vene.  Se non venisse corretto da adeguata terapia lo scompenso condurrebbe a morte il Malato.

Il danno alle valvole del cuore si chiama valvulopatia o vizio valvolare. Questo determina, con l'eccesso di lavoro che impone al cuore, un sovraffaticamento di questo, una sua ipertrofia, ossia un aumento di volume; dopo un periodo di tempo, variabile in funzione della gravità del danno valvolare, il cuore si sfiancherà e non sarà più in grado di pompare a sufficienza e si giungerà così allo scompenso cardiaco.

Il Paziente affetto da vizio valvolare, a seconda della sua gravità, può non avvertire alcun sintomo, oppure accusare stanchezza, dispnea, ossia “mancanza di fiato”, palpitazioni, ossia batticuore, tosse, talvolta sputo rosato, ed edemi, ossia gonfiori, soprattutto agli arti inferiori, nicturia, colorito del volto leggermente violaceo anziché roseo, la cosiddetta cianosi. Il cardiologo, oltre a rilevare i sintomi sopracitati, con l'auscultazione avverte il soffio cardiaco ossia il rumore che è il sintomo caratteristico di una valvola danneggiata.

I vizi valvolari possono essere congeniti, ossia legati ad un errore dello sviluppo del cuore durante il periodo fetale, oppure acquisiti a seguito di malattie come il reumatismo articolare acuto, l'arteriosclerosi, i traumi, la sifilide, la scarlattina, l'endocardite ed altre infermità più rare.

A questo proposito è noto che su di una valvola, anche poco danneggiata, in caso di infezione ( tonsilliti, ascessi dentari, ferite infette, cistiti, detartrasi ed estrazioni dentarie, endoscopie, ecc. ) possono colonizzare dei germi che infettandola ( ENDOCARDITE ) aggravano il danno esistente. Nelle situazioni infettive che ho appena esemplificato è d’obbligo istituire la cosìdetta PROFILASSI dell’endocardite, che è un atto importantissimo e che si realizza con la somministrazione di adeguati antibiotici nelle circostanze prima ricordate. Con tale precauzione si eviteranno danni e talvolta interventi chirurgici sulle valvole cardiache.

Da quanto sopra detto si evince la necessità di curare molto precocemente gli stati patologici causa di danno valvolare. A vizio stabilito, se questo causasse importanti alterazioni circolatorie, dopo un periodo di terapia medica, si dovrà ricorrere alla chirurgia. Il cardiochirurgo, in passato, impiantava valvole artificiali: attualmente la chirurgia tende a non sostituire la valvola ma a ripararla, mediante la cosiddetta plastica valvolare.

Da quanto detto si comprende quanto sia importante la precisione e la precocità diagnostica.

11) Ictus

ictus

L' ictus è l'insorgenza subitanea ed improvvisa di una grave alterazione della funzionalità cerebrale. Questa può manifestarsi come una turba della coscienza, o del linguaggio, o come un'alterazione nell'esecuzione dei movimenti volontari del corpo, o un'alterazione della sensibilità del corpo stesso. Vi sono altre manifestazioni più rare dell'ictus cerebrale che in questa sede non illustro.

L'apoplessia, come è denominato anche l'ictus, può dipendere da varie cause, quali l'emorragia cerebrale, l'ischemia cerebrale o l'embolia cerebrale. Nell’ emorragia cerebrale si ha la rottura di un vaso all'interno del cervello, con effetti talvolta devastanti, sul tessuto cerebrale; nella ischemia si ha l'occlusione parziale o totale di un arteria deputata alla nutrizione del cervello con un danno al tessuto cerebrale nutrito da quel vaso.

La rottura e l'occlusione di un vaso cerebrale sono di solito legate a un danno della sua parete che per lo più è conseguenza dall'arteriosclerosi. L'arteriosclerosi è una malattia dei vasi arteriosi causata frequentemente dalla predisposizione familiare e/o dall'età avanzata, ma anche dall'ipertensione arteriosa, dall' ipercolesterolemia, dal diabete, e talvolta dal fumo, dallo stress e dal sovrappeso. Talvolta vi sono alterazioni congenite, spesso familiari, alla base di emorragie.

Ultima causa di ictus è l' embolia in un vaso del cervello. Embolia significa presenza di un corpo estraneo che occlude un arteria. Questo corpo estraneo può essere aria, per esempio nel caso delle embolie da decompressione rapida negli sport subacquei, oppure un coagulo di sangue, detto trombo, che proviene di solito dal cuore, soprattutto in caso di fibrillazione atriale non trattata adeguatamente o di infezioni dell'endocardio (endocarditi).

Una situazione particolare atta a danneggiare, anche gravemente, l’encefalo è l’ occlusione parziale o totale delle arterie carotidi: queste sono situate nel collo e possono essere ben osservate mediante l’ecocolordoppler, esame semplicissimo e che andrà eseguito dopo i 50 anni.

Curando precocemente le situazioni morbose che provocano l'arteriosclerosi si possono prevenire i danni alle arterie e quindi i danni cerebrali, il TIA (che è un “preictus”con danni limitatissimi) e l'Ictus stesso. In tutte le situazioni sopra descritte il Paziente dovrà essere immediatamente condotto in un centro cosidetto antistroke, senza attendere alcun intervento domiciliare.

 

TIA:

quanto detto per la sintomatologia dell’ictus vale per il TIA. Vi è un danno molto lieve causato da una minima e molto breve alterazione del circolo di una zona del cervello. Per definizione le alterazioni sinitomatologiche oltre che lievi devono del tutto regredire entro poco tempo. Questa situazione deve senz’indugio essere trattata in un centro antistroke di un grande ospedale  con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti molto attiv poichè facilmente al Tia, se non trattato, può seguire l'ictus.

 

12) La prevenzione delle malattie cardiocircolatorie

prevenzione malattie cardiovascolari

Anche se le malattie cardiocircolatorie sono oggi molto sovente curabili con successo tuttavia esse sono ancora la più importante causa di morte. Spesso esse agiscono in modo brutale, portando a morte il Paziente in pochissimi istanti, e frequentemente senza dare alcun segno premonitore.

È chiaro che è molto importante scoprire, prima che avvengano questi gravi fatti, elementi che possano permetterci di evitarli. Questo è lo scopo della prevenzione e del check-up cardiocircolatorio.

 

Come dobbiamo comportarci per prevenire le malattie cardio circolatorie ?

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Si deve tenere presente che I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE sono la FAMIGLIARITA’ per malattia cardiaca, la pressione arteriosa elevata, l'obesità ossia il sovrappeso, il diabete, l'ipercolesterolemia, ossia la presenza di eccessive quantità di colesterolo nel sangue, la scarsa attività fisica, ossia la sedentarietà, il fumo di sigaretta, l’iperuricemia, e lo stress psicologico. I maschi sono più esposti a queste malattie che non le femmine.

È chiaro che un soggetto che presenti anche solo uno dei fattori predisponenti testè elencati debba consultarsi, anche se ancora in giovane età, con un esperto Cardiologo. Infatti molti di questi fattori di rischio possono essere neutralizzati da misure adeguate, spesso molto semplici da attuare.

 

In assenza di fattori di rischio, anche SE IN OTTIMA SALUTE e in assenza di sintomi, sarà prudente, dopo i 40 anni, misurare annualmente la pressione arteriosa, i livelli di colesterolo, di uricemia, di trigliceridi e di glicemia : se uno di questi fattori fosse alterato sarà opportuna una consulenza cardiologica.

 

Invece a QUALSIASI ETA' è NECESSARIO CONSULTARE IL CARDIOLOGO nel caso fosse presente anche solo uno dei SINTOMI CHE HO DENOMINATO PREOCCUPANTI e descritto in altra parte di questo sito (vedi in testa al sito).

 

In caso si praticassero sport faticosi, anche se in giovane età, maggiormente dopo i 40 anni, sarà tassativo il sottoporsi a visita cardiologica e ad esecuzione di studio eletrocardiografico.

 

Dopo i 50 anni sarà d'obbligo sottoporsi a visita cardiologica e ad elettrocardiogramma. Faccio notare che la sola esecuzione di un elettrocardiogramma anche se utile in certi casi, non potrà mai sostituire la visita cardiologica atta a determinare se in quel soggetto lo Sport è utile o dannoso.

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