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Vizi valvolari e soffi cardiaci

I VIZI VALVOLARI sono alterazioni  di alcune strutture necessarie per l'attività di pompa del cuore. I vizi valvolari possono essere congeniti, ossia legati ad un errore dello sviluppo del cuore durante il periodo fetale, oppure acquisiti a seguito di numerose malattie come il reumatismo articolare acuto, l'arteriosclerosi, i traumi, la sifilide, la scarlattina, l'endocardite ed altri morbi più rari. Da quanto sopra detto si evince la necessità di curare molto precocemente e seriamente questi stati patologici per evitare lesioni alle valvole.  Soprattutto per l'endocardite, ossia la colonizzazione microbica su di una valvola già malata, ne è importante la prevenzione  perchè lo stabilirsi di questa aggrava molto la prognosi di un vizio valvolare. L'endocardite tende a stabilirsi in occasione di infezioni dell'organismo quali ascessi, infezioni dentarie, estrazione i denti, detartrasi, endoscopie, ferite, infezioni tonsilari, ecc.. Oltre al rischio di infezione, le valvulopatie determinano una maggiore o minore difficoltà del pompaggio del sangue da parte del cuore. È possibile, quando il danno funzionale è poco sostenibile da parte del cuore con comparsa di deficit circolatori, praticare la correzione chirurgica o endoscopica del danno valvolare.  Il cardiochirurgo in passato impiantava valvole artificiali, attualmente tende a non sostituire la valvola ma a ripararla, mediante la cosiddetta plastica valvolare. I vizi valvolari possono essere congeniti, ossia legati ad un errore dello sviluppo del cuore durante il periodo fetale, oppure acquisiti a seguito di numerose malattie come il reumatismo articolare acuto, l'arteriosclerosi, i traumi, la sifilide, la scarlattina, l'endocardite ed altri morbi più rari. Da quanto sopra detto si evince la necessità di curare molto precocemente questi ultimi stati patologici. Talvolta la valvulopatia determina una insufficienza di circolazione del sangue, detta anche insufficienza o scompenso cardiaco, che è una grave condizione che si presenta con tachicardia,  mancanza di respiro, edemi agli arti inferiori, cianosi, ecc., che va immediatamente trattata.  Infatti si determina determina , con l'eccesso di lavoro, un sovraffaticamento del cuore, una sua ipertrofia, ossia un aumento di volume; dopo un periodo di tempo variabile si potrà giungere allo scompenso cardiaco, situazione molto grave che impone una immediata terapia. Il Paziente affetto da vizio valvolare, a seconda della sua gravità, può non avvertire alcun sintomo, oppure accusare stanchezza, palpitazioni, ossia batticuore, mancanza di respiro, tosse, sputo rosato, ed edemi, ossia gonfiori, soprattutto agli arti inferiori, nicturia, colorito del volto leggermente violaceo anziché roseo, la cosiddetta cianosi. Il cardiologo,oltre a rilevare i sintomi sopracitati, con l'auscultazione avverte il soffio cardiaco ossia il rumore causato da una valvola danneggiata a cui si associa l'ingrandimento del cuore.  Infatti a vizio stabilito, se questo causasse importanti alterazioni circolatorie,dopo un periodo di terapia medica, si dovrà ricorrere alla chirurgia.
Per capire la funzione delle valvole si deve sapere che il sangue circola dalla periferia verso il cuore attraverso le vene che lo portano al cuore destro. Questo lo pompa nei polmoni dove il sangue viene ossigenato e purificato dall'anidride carbonica e di quì giunge al cuore sinistro. Questo lo pompa nell'aorta e di qui raggiunge le arterie del corpo che lo distribuiscono nei più reconditi luoghi dell'organismo. Qui mediante i capillari vengono cedute le sostanze nutritive e l'ossigeno ai tessuti, e asportata l'anidride carbonica ed altre scorie. Dai capillari il sangue passa nelle vene, e da queste al cuore destro, dove ricomincia il ciclo prima descritto. Per far circolare il sangue esiste il cuore, che è una pompa costituita da a un sacchetto elastico autonomamente pulsante, che si contrae per espellerelo e si dilata per riceverlo. Affinché il sangue segua il percorso prima descritto, sono necessarie le valvole cardiache che ne impongono la direzione di circolazione. Se una o più valvole si guastassero il cuore, a parità di contrazione, pomperebbe meno sangue. Per garantire di fornire all'organismo il sangue necessario dovrà lavorare di più. Il danno alle valvole del cuore si chiama valvulopatia o vizio valvolare. Questo determina , con l'eccesso di lavoro, un sovraffaticamento del cuore, una sua ipertrofia, ossia un aumento di volume; dopo un periodo di tempo variabile si potrà giungere allo scompenso cardiaco, situazione molto grave che impone una immediata terapia. Il Paziente affetto da vizio valvolare, a seconda della sua gravità, può non avvertire alcun sintomo, oppure accusare stanchezza, palpitazioni, ossia batticuore, mancanza di respiro, tosse, sputo rosato, ed edemi, ossia gonfiori, soprattutto agli arti inferiori, nicturia, colorito del volto leggermente violaceo anziché roseo, la cosiddetta cianosi. Il cardiologo,oltre a rilevare i sintomi sopracitati, con l'auscultazione avverte il soffio cardiaco ossia il rumore causato da una valvola danneggiata a cui si associa l'ingrandimento del cuore.  Infatti a vizio stabilito, se questo causasse importanti alterazioni circolatorie,dopo un periodo di terapia medica, si dovrà ricorrere alla chirurgia.

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